Il più bel regalo che una donna possa fare al suo bambino è quello di sciogliere i propri blocchi prima e durante la gravidanza per fare in modo che il proprio figlio/a non erediti il lato doloroso della nostra esistenza e possa mettere a frutto i suoi talenti senza condizionamenti esterni.
Il mio sogno è quello che tutte le donne capiscano questo messaggio e vengano incuriosite dalla pratica metamorfica e la provino. E che magari poi decidano anche di impararla, per continuare a praticarla in famiglia, con il marito, i figli, i genitori, gli amici, ecc.
Riporto qui la testimonianza di Federica di Milano, 30 anni, che ha partorito in casa la sua prima figlia Ludovica. È stata seguita dall’associazione Luna Nuova. (I nomi sono cambiati per garantire la privacy).

LA MIA PRIMA PRATICA METAMORFICA.

Il 29 settembre 2017 – giorno del mio ventinovesimo compleanno – ho avuto la fortuna di ricevere in dono una seduta di pratica metamorfica da Guia. Non ero a conoscenza della pratica, mi ero blandamente informata su internet e mi incuriosiva molto il collegamento che la pratica individua fra il pieno sviluppo del proprio potenziale psicofisico e la propria esperienza di vita in utero.
Il giorno del mio compleanno è per me motivo di profonda riflessione sul mio vissuto uterino, sento infatti una fortissima e atavica connessione con quel periodo. I miei genitori mi hanno concepita dopo l’esperienza traumatica di un aborto spontaneo, mi sono perciò a lungo interrogata (positivamente) sul senso stesso della mia presenza e ho sempre avvertito “l’assenza presente” di un fratellino più grande, assenza che ha reso possibile la mia nascita.
Nello stesso periodo sono stata vicina a una coppia di cari amici nel periodo della nascita del loro primo figlio, nascita molto medicalizzata e piuttosto tormentata.
Sono perciò arrivata all’appuntamento di pratica metamorfica con Guia carica di molte emozioni riguardanti il periodo perinatale, che spaziavano da un profondo senso di gratitudine a una profonda angoscia. Mi affacciavo io stessa alla possibilità di diventare madre e sentivo la necessità di fare ordine in questo marasma emotivo.

Durante la pratica metamorfica mi sono lasciata guidare dal mio respiro soffermandomi sulle immagini e sui pensieri che via via si affacciavano nella mia mente: ricordo di essermi sentita incredibilmente leggera trasportata da onde azzurre sempre meno impetuose, sempre più simili alle increspature create da una goccia che cade nell’acqua. Nel progredire del “massaggio” si facevano strada in me le chiare e serene immagini di una balena che nuotava affiancata dal suo cucciolo verso un sole luminoso. Mi sono sentita tranquilla e riscaldata da una forza positiva.
Nei mesi successivi alla prima pratica metamorfica mi sono confrontata con le mie paure e ho cominciato a ringraziare le esperienze positive e negative che mi avevano accompagnato e fatto crescere. Ho sentito la necessità di non tornare più su certi pensieri, di lasciarli andare perché era ormai evidente che stessi incominciando un nuovo percorso che richiedeva nuove energie.
Durante il mese di febbraio 2018 io e mio marito abbiamo avuto la fortuna di concepire la nostra prima figlia.

A 3 MESI DALLA NASCITA

Il 2 agosto 2018 entravo nella mia 27 settimana di gravidanza e ho ricevuto una pratica metamorfica. Da tempo sentivo i calcetti della mia bambina, avevamo già sviluppato una nostra comunicazione. Mi sono fatta guidare spesso dalle immagini della prima pratica per trasmettere un senso di positività e di forza alla piccola creatura che avevo in grembo.

Durante questo pratica metamorfica mi sono sentita attratta al centro del mio corpo, come se un imbuto mi risucchiasse e mi portasse a contatto con la bambina. La vedevo così come l’avevo vista, nelle ecografie 3D, tuttavia era molto più reale e completa. Ho iniziato a parlarle chiamandola per nome.

IL PARTO SI AVVICINA

Il 2 ottobre, a un mese esatto dalla data presunta del parto, ho ricevuto da Guia la terza pratica metamorfica. Sia da un punto di visa lavorativo (sono libera professionista) che domestico è stato un periodo molto intenso e stressante. Mi sono ritrovata, al rientro dalle vacanze, sommersa di lavoro e affaticata dal progredire della gravidanza. Mi sentivo mentalmente distante dalla nascita, i miei pensieri erano disarmonici e disorganizzati. Stavo dando priorità ad altro e non ero per nulla centrata.

La pratica metamorfica mi ha aiutato a focalizzare i miei pensieri sull’imminente nascita di Ludovica, ho cominciato a pensare più nitidamente a quali risorse dovessi richiamare per affrontare il viaggio del parto. Ho visto i miei nonni, da poco mancati, orgogliosi e sorridenti.
Tenevano Ludovica per mano e la portavano da me. Mi sono sentita invadere da un’estrema dolcezza e ho avuto la possibilità di salutarli di nuovo.

SIAMO PRONTI E TU SEI LA BENVENUTA

Il weekend precedente al mio incontro con Guia, fissato per il 16 ottobre, ho avuto delle perdite di acqua (idrorrea gravidica). Queste piccole perdite sono continuate fino alla mattina del 16 ottobre, quando si sono intensificate, spingendomi a pensare di annullare il nostro incontro. Tuttavia avevo dei dolori alla schiena e ho pensato che la pratica metamorfica potesse darmi un po’ di sollievo, soprattutto perché sarei restata supina quasi un’ora.
All’arrivo di Guia il mio mal di schiena, stranamente ritmico, mi accompagnava da diverse ore mail solo vederla mi ha dato un grande sollievo. A differenza dei nostri precedenti incontri ho fatto più fatica a concentrarmi sui pensieri che riaffioravano: il dolore alla schiena infatti mi distraeva, perciò mi concentravo sulla respirazione e sul tocco. Ricordo distintamente che mentre Guia sfiorava la mia mano sinistra ho iniziato a sentire Ludovica muoversi e ho iniziato a ripetermi, come un mantra, “siamo pronti e tu sei la benvenuta”.

Al pomeriggio il dolore è diventato più forte e frequente, benché sopportabile. Consciamente non riuscivo a credere che fossero contrazioni e continuavo a pensare che mancasse ancora molto al mio incontro con Ludovica, pensavo infatti di avere una fastidiosa sciatalgia. Rientrando a casa ho deciso di fare un bagno per alleviare il mal di schiena e mi sono assopita. Continuavo a ripetere alla mia bambina che ero pronta ad accompagnarla fra noi. Quando mio marito è rientrato a casa dal lavoro mi ha aiutato a capire che probabilmente il mio malessere erano i prodromi del parto e abbiamo deciso di chiamare le ostetriche. In realtà, al loro arrivo, le ostetriche hanno constatato che il mio collo dell’utero era completamente dilatato e di lì a poco (erano le 10 di sera) sarebbe cominciata la fase espulsiva del travaglio. Non ho mai avuto paura, mi sono sempre sentita accompagnata e guidata da una forza positiva ancestrale. Durante la fase espulsiva mi sono lasciata guidare dalla respirazione, immaginando la pressione delle contrazioni come le onde su cui saltava una balena.
La nostra bambina Ludovica è nata in casa alle 11 e 48.

Federica

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